Quarta puntata di Carosello Rewind in onda su Radio3 il 27/4/2013 alle 10:50 presentata da Giampiero Vigorito.
Il testo seguente è tratto dalla pagina ufficiale

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Carosello Rewind (quarta puntata)
Faccia un passo avanti chi è sopravvissuto all'ammollo di Carosello. Chi riesce a rimanere indifferente a quel suo odore di Carosello che si respira ancora in molti spot degli ultimi anni. Da quelli dei gestori telefonici della Wind con Aldo, Giovanni e Giacomo, della Vodafone, soprattutto quelli con Totti e Ilary Blasy o di Infostrada del periodo Fiorello con Mike Bongiorno. Le sortite nel paradiso di Lavazza, da quelle della coppia Bonolis e Laurenti a quelle di Brignano, oltre all'aroma del caffè, sprigionano anche quello del vecchio Carosello. Lo spot della Cynar di Elio e le Storie Tese, quello del geniale "cin cin ar ar", è un omaggio in chiave postmoderna. In fondo viviamo in un periodo di austerity che ci costringe a tornare indietro nel tempo, a vivere in un perenne effetto nostalgia. In televisione, per sostenere la crisi, si attinge a piene mani dalle teche. Le immagini e le trasmissioni d'archivio sono diventate un genere a se stante. Di notte, anche gli uomini con problemi di prostata o le donne con le vene varicose vivono una regressione infantile. I vecchi spezzatini come videocomic, schegge, scanzonatissima, e i più recenti dadada e techetechetè sono stati rimpiazzati dalle versioni integrali dei programmi storici. Certe scenette di Vianello e Tognazzi o il sarchiapone di Walter Chiari viaggiano a un numero di repliche degno dei video più cliccati di youtube. Sembra che qualcuno voglia farci dimenticare la precarietà dei tempi che stiamo vivendo e ci voglia riportare al periodo del boom economico, di quando si pensava di aver conquistato per sempre la felicità e il benessere.

Carosello è stata una fusione a caldo di una serie di elementi destinati a lasciare una cicatrice sulla pelle di ognuno, un graffio sul braccio, a pochi centimetri da quello che ci facevano per il vaccino contro il vaiolo. Ancora oggi Carosello è un biscottino, tra Proust e Plasmon, capace di riattivare all'istante una personale ricerca del tempo perduto, di ricreare un mondo in equilibrio su una serie di un incastri elementari, di piccole strutture intime che sembrano seguire la logica dei mattoncini del Lego. La giostra di Carosello ci fa ancora girare la testa mentre intorno a noi scorrono rapide le immagini dei formaggini che ci hanno nutrito, le mamme che avremmo voluto ci adottassero solo per qualche minuto, gli elettrodomestici che sembravano navicelle spaziali, i tormentoni e le canzoni che riempivano di suoni le gite in macchina con i genitori, di ritorno dal mare.

Di fronte a questa avanzata del consumismo, alla proliferazione dei supermarket e ai modelli di vita importati dall'America, come abbiamo già raccontato a proposito delle censure della Sacis, il Parlamento e la chiesa cercavano di frenare il più possibile. "Famiglia Cristiana" ammoniva contro una tale deviazione dalla retta via. Ma poi gli italiani erano stati investiti da una specie di pioggia di meteoriti: erano arrivate le scorie azotate, forse i precursori dei radicali liberi. Tutto stava cambiando alla velocità della luce. Le lamette erano superinox, l'insetticida aveva l'idrofrish, il dentifricio possedeva il misterioso Gardol. Oggi, se si scorre l'elenco dei vecchi Caroselli è come leggere degli epitaffi, percorrere un ideale viale di Spoon River. Magari i marchi esistono ancora, o sono stati assorbiti da qualche multinazionale. Ogni réclame sembra raccontare una vita, un'impresa, l'identità italiana, la gioia del benessere, abitudini tenaci e affetti indelebili.

"Per convincere la gente a distogliere l'attenzione dalla tavola quotidiana, dalle prime bistecche, dalla Carne Montana che stringo, parola di gringo, e a buttarsi nei consumi inutili occorreva un decondizionamento", ha scritto Edmondo Berselli. "Bisognava far perdere ai prodotti l'alone del superfluo. Spiegare che la cera Grey, i detersivi, i saponi, la lavatrice, l'aspirapolvere, il frullatore Girmi e la moka Bialetti servivano a liberare le donne dalla schiavitù del lavoro domestico. Ed ecco allora eccellenti casalinghe benvestite, attraenti, profumate con il deodorante Rexona, acconciate con la brillantina spray Tricofilina, evidentemente pronte, dopo essersi dedicate alla casa, a immolarsi nel talamo nuziale, secondo la migliore etica matrimoniale americana". Praticamente occorreva un processo simile a quello che aveva tolto l'ombra del peccato ai piaceri: un dentifricio per sbiancare i denti e dire quel che si vuole, una lacca che vien via con tre colpi di spazzola, un paio di calze per far esclamare Omsa... che gambe, ammettere di avere un debole per l'uomo in Lebole e magari finire per mortificare il marito che, snobbando l'acqua Fiuggi veniva severamente rimproverato: "Vergognati, hai quarant'anni e ne dimostri il doppio". In breve tempo si arrivò al peccato, al superfluo, all'inutile, alle bollicine, al seltz, alla Coca Cola, alla più vasta gamma di alcolici mai apparsi sulla terra. Per sentirsi un po' anglosassoni e incamminarsi a piccole dosi verso l'etilismo bastava versarsi liturgicamente un po' di liquore "on the rocks".

Furono rarissimi i casi di attori e attrici che si sottrassero ai richiami delle sirene di Carosello. In molti capirono che, al di là dei facili guadagni, l'esperienza era un modo per lavorare gomito a gomito con i migliori autori e registi di cui l'Italia disponesse. Alcuni di loro selezionarono con accuratezza le loro partecipazioni, altri si legarono indissolubilmente ai loro personaggi di Carosello. In breve tempo gli introiti sempre maggiori che la Rai ricavava daCarosello finirono automaticamente per riverberarsi sui cachet dei vari testimonial. Nel ‘65 la "Domenica del Corriere" pubblicò la lista degli artisti più pagati che vedeva Rita Pavone, Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi al primo posto con 1 milione a spot, Mina al 4° con 8oomila lire incalzata da un terzetto composto da Gino Cervi, Eleonora Rossi Drago e Sylva Koscina a quota 7oomila. Dietro di loro viaggiavano Lina Volonghi a 500mila e la coppia Enrico Viarisio e Alberto Lionello a quota 400mila. I nostri Ubaldo Lay e Cesare Polacco occupavano l'undicesima piazza a pari merito con 350mila lire a Carosello. Ma sentiamo anche la storia di Paolo Ferrari, che a furia di proporre per anni due fustini in cambio di uno mise da parte un ingente gruzzolo.