Seconda puntata di Carosello Rewind in onda su Radio3 il 20/4/2013 alle 10:50 presentata da Giampiero Vigorito.
Il testo seguente è tratto dalla pagina ufficiale

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Carosello Rewind (seconda puntata)
Carosello nacque dall'incrocio di quelle esigenze e di quelle spinte spesso contrastanti che caratterizzeranno l'intero arco dello sviluppo dell'Italia dal primo dopoguerra al boom degli anni '60: da una parte l'esigenza di favorire le aziende e il loro contributo alla ripresa economica, dall'altra quella, molto sentita dalle componenti cattoliche e comuniste, di arginare i rischi di una comunicazione pubblicitaria che spingesse verso il consumismo un Paese ancora segnato da gravi condizioni di miseria, diseguaglianze sociali e analfabetismo. In questa difficilissima fase la Sacis venne incaricata dalla Rai di intermediare l'interesse delle aziende, il ruolo degli autori e dell'editore pubblico di fronte ai cittadini e allo stesso Parlamento. Di qui le famose norme e "censure" Sacis che, com'ebbe a dire il grande Armando Testa, tanta parte ebbero sullo sviluppo della creatività e dello spettacolo di "Carosello".

"Le sere calavano su un'Italia stanca e, almeno agli inizi del decennio poco provvista di denaro, ha scritto il giornalista Giovanni Cavallotti nel suo libro "Gli Anni Cinquanta". "La radio, con i suoi 7 milioni di abbonati nel '54, riempiva di solito le poche ore che separavano la cena dal sonno". L'anno precedente si era concluso con la stima di 500.000 laureati e poco meno di 3 milioni di diplomati. Il che significa che gli "istruiti" rappresentavano appena un decimo della popolazione maggiorenne. Una massa numericamente battuta dagli analfabeti che erano stati stimati oltre i 4 milioni, con l'aggiunta di un paio di milioni di "analfabeti di ritorno", cioè di gente che dopo l'iscrizione alla scuola dell'obbligo era stata costretta a interrompere presto gli studi e a dimenticare velocemente la prima infarinatura scolastica. Tra questi due poli, in una vastissima terra di mezzo c'era la grande maggioranza degli italiani che, a sua volta, si poteva dividere essenzialmente in tre categorie : quelli che, come si diceva allora, sapevano giusto leggere scrivere e far di conto e che costituiva la maggioranza della popolazione, quelli che avevano raggiunto una base culturale da terza media o da avviamento professionale e quelli che avevano frequentato senza concluderle, le scuole superiori. Pier Paolo Pasolini, già in quegli anni si era schierato in favore degli ultimi, dei diseredati, dei figli delle borgate, della potenza del neorealismo. Più tardi avrebbe preso a battersi contro l'omologazione del consumismo imposto dalla televisione. Il consumismo cominciò a girare intorno alla gente come una giostra ammaliante, un vero carosello. L'ambiente cominciò gradualmente a riempirsi di richiami delle sirene dei prodotti. In effetti, per chi aveva scarsa frequentazione con la carta stampata o con la radio, andando a lavoro e guardandosi intorno, sui cartelloni pubblicitari o sui mezzi pubblici poteva essere rapito da slogan variamente alcolici: (il Punt e Mes: "vermuth re", il Cynar: "contro il logorio della vita moderna, il Vov: "non è Vov se non è Pezziol, il Bianco Sarti "assaggiatemi e diventeremo amici") o da altri che invitavano a un primo timido aperitivo in una Milano non ancora "da bere": Il Martini e il Martiny Dry erano gli sponsor dei concerti della radio tradizionalmente firmati dalla Martini & Rossi, il Cordial Campari si stava ammodernando nella versione Bitter, mentre la Cinzano stava per lanciare il Cinzanino. Senza distinzioni di classe sociale, per i viveur come per gli impiegati o gli operai un fine serata "di raccoglimento elegante e pieno di atmosfera" poteva essere regalato da un bicchiere di Oro Pilla, di Prunella Ballor citata in seguito nei film di Fantozzi, di Stock o di Vecchia Romagna, questi ultimi due declassati alla categoria di "brandy", in virtù delle clausole del trattato di pace che riconosceva alla Francia l'esclusiva del nome "cognac". Ai più virtuosi rimanevano le polverine per l'acqua frizzante che, insieme a vino e gazzosa, si contendevano la fama di "champagne dei poveri". Gli spazi pubblici destinati alle affissioni, con i divieti allora severamente rispettati, erano un fiorire di Calze Ambrosiana e Biscotti Lazzaroni o Pavesi. Il nero delle scarpe era appannaggio del Lucido Brill, al bianco dei denti ci pensavano il Durbans, il Chlorodont e il Colgate che stavano per chiudere definitivamente nell'armadietto il dentifricio Alba Rumianca ("Dentatura sana e bianca? Dentifricio Alba Rumianca") o il Gi.Vi.Emme che oltre al celebre slogan "A dir le mie virtù basta un sorriso" vantava il patrocinio del concorso di Miss Italia. Al soave profumo di "nove stelle su dieci", con gravi sospetti sull'igiene della misteriosa decima, ci pensava il sapone Lux. Solo che per mantenere fede a quello slogan, l'azienda produttrice fu costretta a dissanguarsi spendendo cifre vertiginose per accaparrarsi l'esclusiva del maggior numero possibile di attrici.

Per la pulizia della casa o della biancheria cominciavano a imperversare prodotti come Vim, Omo, Kop, Persil, Trim, Olà, Tide, da leggere tutti tassativamente in italiano. Sui tram, accanto alle pubblicità dei corsi serali per geometri e ragionieri, si affacciavano le pasticche per la tosse Rinoleina o per la gola Resoldor. Per i nostalgici c'era tutta una serie di prodotti scomparsi con la guerra per le restrizioni o per i bombardamenti e che erano ancora reclamati a gran voce: "Arrigoni è di nuovo tra noi" o "Finalmente il Sugòro è tornato e non deve lasciarci mai più". "Quando nacque Carosello c'era un Paese che di lì a poco sarebbe entrato nel pieno del miracolo economico", ha scritto Edmondo Berselli. "I tassi di incremento del Pil erano simili a quelli cinesi o indiani di oggi. Tutto appariva ancora legato alla tradizione preindustriale e contadina: per quella società in cui quasi un terzo della popolazione non aveva alcun titolo di studio e soltanto un quinto delle donne lavorava fuori casa. Il mondo del consumo e il regno americano del mercato, e del supermarket, nonché dei prodotti nuovi, diversi dalla tradizione, erano entità ancora difficili da prevedere, e per molti aspetti sconosciute"